
"Sorge di fronte al palazzo degli Scolopi e delimita l'intero lato occidentale della piazza della Repubblica, dall'angolo che si affaccia sulla discendente via Mazzini a quello che risvolta , con il portico, in corso Garibaldi. Si trova sull'area già occupata da edifici che, fino al 1333, ospitavano la Congregazione di Santa Maria della Misericordia, e furono demoliti all'inizio dell'Ottocento.
Il palazzo fu fatto erigere nel 1831, come abitazione, dal cardinale Giuseppe Albani, già Segretario di Stato di Pio VII, e allora legato provinciale e commissario straordinario delle legazioni di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì. Ma la costruzione non fu portata a termine prima della morte del committente. Già ritenuto opera di Vincenzo Ghinelli, il palazzo dovrebbe invece attribuirsi , anche per ragioni di stile, a Pietro (zio di Vincenzo). La distinzione stilistica fra i due è sottile ma sembra giustificata dalla severità classicheggiante del compatto prospetto, scandito dalle finestre edicolante del piano nobile, contenuto dal sobrio cornicione a mensole e infine alleggerito dal portico con le solide finestre doriche, che però si interrompe nel tratto centrale per far luogo all'ingresso, solenne, a fornice. Le parti che sembrano più affini ai modi meno tradizionali ed anche più personali di Vincenzo - i due fianchi dell'edificio, sul corso e su via Mazzini - sono forse il frutto dei continui rimaneggiamenti che il "palazzo nuovo" ebbe a subire fra il 1847 e il 1850 quando Pietro era ormai uscito di scena."
Da
Urbino, i mattoni e le pietre, Franco Mazzini, Argalia Editore, 1982 Urbino.
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