"Rappresenta la più alta testimonianza di architettura civile urbinate. Cosruita alla fine del Quattrocento fu acquistata dai Passionei dallo stesso Federico, e fu dagli stesi rinnovata completamente. Lo svolgimento del portico originario – tre arcate nel corpo centrale e due in quelli d’ala rivela la planimetria dell’edificio di schema tipicamente urbinate, cioè aperto sul quarto lato verso il paesaggio. L’euritmia degli archi, la classica linea dei capitelli e delle colonne, la misura delle modanature, il disegno delle incorniciature di porte e finestre, la loro stessa distribuzione e spaziatura, la raffinatezza della sobria nota cromatica introdotta nel fregio dipinto, tutto fa pensare che il progetto primitivo del rinnovamento quattrocentesco potrebbe riferirsi allo stesso Laurana senza tuttavia escludere altri riferimenti.
Particolare menzione si deve infine al più vasto ambiente del palazzo, il Salone che al primo piano occupa l’intero corpo d’ala settentrionale che vanta stucchi, decorazioni ed iscrizioni di raffinatissima fattura.
"Esiste nel pieno cuore di Urbino, in Via Valerio a pochi passi dal Palazzo Ducale, un esempio magistrale di cosa significhi eseguire un restauro filologico. Un intervento talmente ben riuscito che solo a fatica si può tentare di immaginare quali erano stati gli esiti finali delle numerose trasformazioni arrecate a questo edificio quattrocentesco e causate dalle sue alterne vicende e da tutti i passaggi di proprietà.
L’intervento di De Carlo, fra il 1996 il 2000, rispettoso della dignità della costruzione e finalizzato a far rivivere questa dignità, si è concretizzato nelle varie parti del palazzo con modalità più o meno radicali a seconda dei casi. Dalla semplice ripulitura degli ambienti all’abbattimento delle mura, totalmente estranee all’edificio, che avevano trasformato il sottoportico del cortile in una vera e propria galleria, passando per il recupero della pavimentazione originale e delle decorazioni nei piani superiori, e sempre lasciando intatta la distribuzione degli spazi, il risultato finale permette oggi al visitatore di fruire, in generale, di un palazzo architettonicamente significativo, che già dall’ingresso rivela tutta la sua bellezza dopo i pochi passi necessari a raggiungere, sulla sinistra, l’ambiente con la cappella e, di fronte, il cortile proiettato verso l’infinito grazie al suo lato aperto sul paesaggio. Dopo questo impatto e concentrandosi su una visione più attenta ci si può lasciare incantare da dettagli capaci di far rivivere secoli passati, come il corrimano dello scalone principale, la fontanella le raffigurazioni e il fregio del salone del primo piano, o ancora i soffitti a cassettoni di altri ambienti.
L’arredamento contemporaneo, indispensabile a collocare i volumi della biblioteca di Carlo Bo cui oggi il palazzo è destinato, a coronamento di un intervento poco invasivo, risulta discreto e fornisce agli ambienti l’ultimo tocco di comfort di cui necessitavano per divenire vere e proprie sale di lettura."
Testo di Giuseppe Marco Marletta
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