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Splendida dimora principesca è il settecentesco Palazzo Albani.Dell'origine dell'edificio ben poco è noto. Fu costruito in diverse riprese sull'area occupante la parte a valle dell'isolato compreso tra le vie del Balestriere e Viti.
La facciata a quattro specchi curvilinei che assecondano il tracciato della strada dà l'impressione di un fabbricato tra il XV e XVI secolo, ma non è così. Probabilmente sul modello dell'antica dimora degli Albani - famiglia stabilitasi in Urbino nella metà del Quattrocento - viene data fisionomia a tutto il prospetto dopo la metà del Seicento quando, comperate varie case contigue da Orazio Albani (1576-1653) e poi dai figli Girolamo e Carlo, si procede alla ristrutturazione del palazzo preparando così l'assetto odierno.
Spetta al fratello del pontefice Clemente XI, Orazio, e al figlio, cardinale Annibale, il merito di aver portato a termine nella seconda e terza decade del secolo XVIII, l'acquisizione di alcuni fabbricati rendendo l'edificio definitivamente ampio e completamente isolato da altre abitazioni. Tale ristrutturazione del palazzo, tradizionalmente attribuita al giovane Luigi Vanvitelli, viene oggi completamente riconsiderata e ricondotta agli interventi dei romani Carlo e Francesco Fontana e Alessandro Specchi, seguiti da Filippo Barigioni, dal carmelitano Giambattista Bartoli e da Pietro Paolo Alfieri.
La cappella dedicata a San Giuseppe e data al Vanvitelli come suo primo sacello entro un edificio, è così sobria e austera che si oppone alla "buona grazia" cui si era ispirato il maestro negli anni giovanili: anzi taluno la dice realizzata dal Barigioni nel 1712. Gli ambienti prossimi alla cappella e quelli del piano superiore, pur presentando una decorazione mossa ed elegante, dovrebbero essere precedenti alla venuta del Vanvitelli in Urbino con il padre (1718-19), se si considerano la coppia di stemmi Albani-Borromeo, allusiva al matrimonio di Carlo Albani, fratello dei due cardinali, con Teresa Borromeo (1713) e gli stucchi di una stanza in cui figurano i trimonzi con corona su ogni monte, allusiva alla tiara del pontefice. Tra la terza e quarta decade del secolo XVIII, agli affreschi di Carlo Roncalli si aggiungono quelli di Alessio De Marchis, appositamente inviato dal cardinale Annibale."
Da
Urbino, i mattoni e le pietre, Franco Mazzini, Argalia Editore, 1982 Urbino.
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